LA MOGLIE DI FRANKENSTEIN o costruzione di una femmina

interpreti e regia: Sax Nicosia, Massimo Arbarello, Fabio Bellitti, Sebastiano Di Bella Drammaturgia: Rosa Mogliasso luci e direzione tecnica Alberto Giolitti Associazione Baretti | alTREtracce

La moglie di Frankenstein o costruzione di una femmina

La rilettura teatrale de La moglie di Frankenstein, film horror gotico del 1935 diretto da James Whale (scelto nel 1998 per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti) è un pretesto narrativo per raccontare alcune ossessioni del nuovo millennio.

Nella drammaturgia di Rosa Mogliasso, fra ironia, registro basso e poesia, tracce di contemporaneità prendono corpo: il bisogno di essere accettati e la chirurgia estetica sono i temi chiave che intrecciano le ansie contemporanee, quali il culto dell’immagine e la performance corporea sempre più richiesta. Fino a chiamare in causa creme e trucchi miracolosi, diete tra lo strabiliante e lo spietato, binomio bellezza/magrezza a tutti i costi, e l’ossessionante ricorso a una chirurgia che cambia i connotati. In sostanza, l’idea differita della morte.

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Si ride molto con La moglie di Frankenstein – o costruzione di una femmina. L’ho scritta come meditazione in chiave ironica e, al tempo stesso, crudelmente amara, sull’illusione umana di poter controllare la materia. Non avendo la presunzione di messaggi da comunicare, quello che tentato di fare è stato osservare e provare a “buttare in scena” stralci di smarrimento filtrati con occhio a volte cinico, a volte intenerito: “Dacci, oh signore, il nostro pane quotidiano senza glutine”, ma, anche, dacci la vita senza la degenerazione dei tessuti, dacci il dominio sulla materia. E che questa materia siano i pezzi di cadavere a cui il dottor F. insuffla la vita, o parti del corpo a cui uomini e donne impediscono l’inevitabile deterioramento, non fa differenza poiché l’umano vagheggia il controllo, modella e si auto modella nel desiderio di allontanare il dolore, di essere unico e irripetibile, nel paradossale adeguarsi a mode che tutto sono, tranne che uniche e irripetibili: ma sconfortantemente omologanti. Estroflessi labbroni femminili evocanti rapporti orali, seni turgidi come scodelle, addominali scolpiti che neanche in un Cristo in croce del Tiepolo, ecco, non importa, l’importante è il conformismo antalgico e rassicurante nel paradosso di un’unicità impossibile da ottenere.

Rosa Mogliasso

interpreti e regia: Massimo Arbarello, Fabio Bellitti, Sebastiano Di Bella e Sax Nicosia

drammaturgia: Rosa Mogliasso

scenografia e impianto d’ombre: alTREtracce

luci e direzione tecnica: Alberto Giolitti

musiche originali: M° Diego Mingolla

assistente alla tecnica: NIcolò Barbonese

parrucche: Mario Audello, Torino

trucco: Erika Muller

foto di scena: Eugenio Pini

una produzione Associazione Baretti 2016

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